venerdì 14 dicembre 2018

CAPITOLO VI (Parte prima) - Gli indicatori


Parlando dei 6 principi fondamentali della teoria di Dow abbiamo intuito, come l’individuazione di un trend o la sua fine, può essere supportata dalla lettura di medie mobili o di indicatori vari.

Gli indicatori sono il risultato di formule matematiche che riportati su scala grafica possono aiutare a leggere meglio lo stato di avanzamento di una tendenza, la sua velocità di percorrenza  o addirittura il suo arresto.

Essi si possono dividere in due categorie

1.      Indicatori di tendenza: possono servire per accertare la tendenza in esame, indicando oltretutto supporti e resistenze dinamici e stato della direzionalità in essere.
2.      Oscillatori: sono quelli utilizzati per misurare la velocità del trend. Attraverso gli oscillatori si possono leggere inversioni o accelerazioni, che altrimenti non possono essere viste con gli indicatori di tendenza.

Gli indicatori sono innumerevoli ragione per la quale è inutile farne un elenco quasi completo. Addirittura gli stessi potrebbero rivelarsi del tutto inutili, qualora, alla base non ci fosse un atteggiamento disciplinato e consapevole, da parte dell’utilizzatore.

Perché parlo di disciplina e consapevolezza?

Disciplina: significa avere un comportamento rispettoso verso il significato espresso dall’indicatore.

Consapevolezza: in quanto dobbiamo essere coscienti che un indicatore non è infallibile.

Questi due requisiti sembrano in contrasto tra loro, in quanto verrebbe da dire, che se da un lato devo essere disciplinato e quindi attenermi al segnale, dall’altro posso fregarmene se un indicatore va nella direzione  da me indesiderata.

In realtà possono tranquillamente coesistere tra loro.

Personalmente sono molto scettico sull’applicazione maniacale delle regole, se queste non hanno alla base studi approfonditi della realtà oggettiva anziché soggettiva, come vedremo più avanti.

Le regole, infatti, sono fatte per essere infrante e quando questo accade, potremmo trovarci nel bel mezzo del famoso Cigno Nero.

Sono invece un acerrimo sostenitore degli indicatori, quando gli stessi hanno una funzione rafforzativa delle proprie idee e strategie operative.

Gli indicatori ad esempio possono essere un ottimo filtro, al fine di selezionare i titoli, gli indici o le valute, oggetto di strategia.

Ma passiamo a descrivere alcuni dei principali indicatori, verso i quali sono molto disciplinato e consapevole.

lunedì 26 novembre 2018

CAPITOLO V (Parte 6) - CANDLESTICK


Candle-Volume



Al fine di conoscere ancor più il grado di attendibilità di una singola candleline, nel metodo candle-volume, la larghezza della stessa varia in funzione degli scambi presenti nel periodo in esame.
E’ chiaro quindi che una “long-day” molto larga avrà un enorme significato, al fine di stabilire i livelli di supporto e resistenza, contrariamente ad un’altra caratterizzata da bassi volumi.

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lunedì 19 novembre 2018

CAPITOLO V (Parte 5) - CANDLESTICK


Three White Soldiers e Three black Crows

Quando abbiamo una sequenza di tre candele dello stesso colore, opposto al trend in corso, spesso segnalano un’inversione di tendenza:



Stick Sandwitch
Figura di inversione che si può trovare alla fine dei trend ribassisti, necessita di conferma. In sostanza la figura è proprio quella di un perfetto sandwich, con una candela di segno opposto al trend, compresa tra due grosse candele.  L’importante è che l’ultima candela non sia al di sotto del minimo della prima.
Come utilizzare il metodo candlestick


Premesso che tutte le strategie per operare sul mercato siano da rispettare, visto la molteplicità degli investitori e delle strategie, personalmente, ritengo di grande aiuto il metodo in questione nel caso di scale temporali superiori o uguali ad un giorno.

Molti traders ad esempio si avvalgono di carte temporali brevissime (tipo 5 minuti) per cercare di iindividuare eventuali patterns al fine di impostare le loro strategie.

Ciò non significa che sia sbagliato, ma che la strategia, per avere un senso, richiederà decisioni estremamente veloci e poco conciliabili con un’operatività adeguata.

Generalmente, una corretta applicazione dell’analisi tecnica necessita di un supporto sostanziale, frutto degli studi e delle idee che spesso rafforzano le nostre strategie. Almeno questa è la mia impostazione.

Una volta individuato un probabile scenario cerco di trovare, infatti, un riscontro da un punto di vista tecnico. Se tale riscontro non è presente, preferisco astenermi dal fare operazioni a tutti i costi.
E’ chiaro pertanto che questa metodologia non può essere applicata ad una lettura frenetica di una variabile.  Il trend a 5 minuti della stessa, infatti, potrebbe essere in molti casi non supportato da elementi fondamentali concreti, bensì da situazioni emotive del momento. Spesso sono proprio in queste fasi, che un comportamento nevrotico e poco corretto nei confronti del mercato, rischiano di mandarci fuori dalla corretta via. Pertanto almeno questo rischio preferisco eliminarlo.

Ogni investitore deve comunque cercare di comprendere la sua entità temporale, tenendo conto del proprio ritmo di vita.

Una strategia mirata al brevissimo richiederà una dedizione assidua, magari ben supportata da un trading system che racchiuda tutte le vostre conoscenze.

Se ciò è impossibile a causa degli impegni lavorativi o familiari, le perdite saranno assicurate.

Nel caso il mio tempo da dedicare alle strategie sia limitato, mi servirò ad esempio di un grafico daily o weekly, in quanto i segnali intraday saranno quasi ininfluenti.

Il metodo candlestick, inoltre, riveste maggiore attendibilità in un contesto temporale di mercato più lungo per due semplice ragioni:

1) Possibilità di filtrare eventuali manipolazioni di mercato: Una candle-line settimanale è il frutto di oscillazioni avvenute nell’arco di una settimana, nella quale molte categorie di investitori sono state coinvolte. Ben diverso da un’oscillazione di 1 ora o di cinque minuti, la quale può essere frutto di un’operazione anche anomala e isolata a se stessa.

2) Maggiore attendibilità in termini di volumi: uno dei punti essenziali della teoria di Dow è da ricercare nei volumi. Più volumi ci sono, maggiore è l’attendibilità di un trend o di un movimento. E’ chiaro quindi che se io prenderò in esame una candleline settimanale, avrò una base volumetrica maggiore, rispetto ad una a 5 minuti e quindi degna della massima considerazione.

Detto ciò il candlestick rimane uno dei migliori sistemi di lettura, per capire correttamente la dinamica dei mercati del momento. Se applicato ad altre teoria ed indicatori, inoltre, rappresenterà senza dubbio un elmento rafforzativo per le vostre analisi.

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domenica 11 novembre 2018

CAPITOLO V (Parte 4) - CANDLESTICK

Harami Line

La traduzione letteraria dal giapponese è “donna incinta” in quanto è rappresentata da due candele non necessariamente di colore alterno, che sembrano dar vita a tale figura. La seconda candela deve essere più piccola e completamente all’interno della prima. Nel caso che la seconda candela sia un doji prende il nome di Harami Cross e può avere implicazioni più gravi. Generalmente l’Harami Line non è una figura di inversione, ma rappresenta comunque un segnale di arresto della tendenza primaria, in favore di una correzione tecnica

Morning Star (stella del mattino)

E’ fra le figure più importanti che segnalano un’inversione di tendenza, insieme all’engulfing, ovviamente se presente all’interno di un trend ben definito al ribasso. E’ formata da 3 candle-line e non necessita di conferme successive. La prima candela è rappresentata da un grosso corpo nero, in linea con il trend in atto. La seconda dovrà necessariamente avere un’apertura in gap down rispetto alla chiusura della prima. Nel complesso il corpo di questa candela dovrà essere molto piccolo, mentre il suo colore è irrilevante. La terza ed ultima candela invece dovrà essere di segno contrario al trend per arrivare a superare almeno la parte mediana della prima candela.
Una volta terminata questa formazione avremmo quindi tutti gli elementi necessari per impostare una strategia, ponendo come stop-loss due punti ben precisi.
Il primo punto di stop è rappresentato dalla parte mediana del corpo delle terza candela.
Il secondo punto di stop invece è rappresentato dal minimo della seconda candle-line.
Solo in quest’ultimo caso la figura in essere troverebbe il completo annullamento.

Evening Star (stella della sera)

In questo caso ci troviamo nella situazione totalmente opposta alla figura precedente. Essa pertanto ha importanza quando si presenta in un bullish trend ben definito e maturo.
Pertanto la prima candela deve essere rigorosamente ampia e al rialzo, con candela successiva molto piccola e possibilmente con apertura in gap-up. Seguirà la terza candela con black-body ben definito fino a perforare almeno la parte mediana del corpo della prima candle-line.









Esempi di Morning e Evening Star

Come accennato precedentemente la sommatoria delle candele in esame delle figure composte portano alla formazione di una delle quattro figure semplici. Ecco infatti come il raggruppamento di una morning star porti al risultato di un hammer (figura rialzista). Infatti l’apertura della prima candela si troverà molto vicino alla chiusura della terza candela, dando vita ad un body piccolo, mentre il down shadow sarà rivolto tutto verso il basso. Al contrario, come possiamo vedere dal grafico la figura di evening star, se raggruppata, porterà alla formazione di una shooting star (figura ribassista).

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domenica 4 novembre 2018

CAPITOLO V (Parte 3) - CANDLESTICK


Figure candletick composte
A differenza di un semplice grafico lineare o a barre, la candle-line riassume la forza tra compratori e venditori presente nel periodo in esame.
In una “long-day” di segno nero, ad esempio, significa che i venditori hanno prevalso decisamente sui compratori e viceversa.
Al contrario una formazione di “doji” sottolineerà il perfetto equilibrio fra le forze in campo, e le candle-line successive indicheranno chi  vincerà fra le medesime.
Fino ad ora abbiamo esaminato le candle-line tradizionali, che prese singolarmente possono segnalare la presenza di fasi importanti di mercato.
Esistono tuttavia delle candele composte che costituiscono veri e propri patterns, utili ad individuare inversioni di tendenza molto chiare.
In realtà questi modelli, se esaminati e raggruppati all’interno di una sola entità temporale, ci riporteranno alle candle-line precedentemente esaminate.

Engulfing Line (inghiottitoio)

E’ uno dei pattern più affidabili nella teoria del candlestick. In questo caso abbiamo una seconda candela di colore opposto il cui corpo inghiottisce completamente quello della precedente. Inoltre i volumi devono essere maggiori nella seconda candela. Questo pattern non ha grande significato in presenza di un movimento neutrale.



Tale figura viene annullata solo in caso di rottura della base inferiore della seconda candela, in caso di Bullish Engulfing e viceversa.


Piercing Line (rialzista) e Dark Cloud Cover (ribassista)
Questo pattern di per sè ha poco significato se non è seguita da una candela dello stesso segno della seconda, in misura tale da inghiottire completamente la prima candle-line. In sostanza ci troviamo in presenza di tre candele, dove la somma delle ultime due devono dar vita ad un Engulfing Line.

 Anche in questo caso ci dobbiamo trovare in presenza di un movimento definito e non laterale, mentre i volumi della prima candela dovrebbero essere inferiori alle successive.
E’ importante tuttavia che la seconda candle-line abbia un body che superi almeno la metà del body di quella precedente, al fine di considerare la presenza di questo pattern.


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lunedì 29 ottobre 2018

CAPITOLO V (Parte 2) - CANDLESTICK


Non sempre le fasi più importanti di inversione di mercato coincidono con le figure appena descritte.
Il metodo candlestick, infatti, contempla altre quattro figure semplici fondamentali di inversione con un nome ben preciso.

Figure di inversione ribassista

Shooting Star (Stella cadente): questa figura se si presenta dopo un rialzo può segnalare una formazione di “top”. E’ molto simile ad “gravestone doji”, ma in questo caso il corpo “real-body” può costituire anche fino ad 1/3 dell’intera candle-line. E’ irrilevante di che colore sia il body.



Hanging Man (uomo impiccato): in questo caso la shadow è rivolta verso il basso, mentre il body non deve superare 1/3 dell’intera candle-line.


Figura di inversione rialzista

Hammer (martello): questa figura è la stessa di quella precedente, ma prende questo nome in caso si verifichi alla fine di un movimento ribassista

Inverted hammer (martello rovesciato): è la stessa figura della Shoting Star, ma avviene in una fase finale di movimento ribassista segnalando una probabile inversione.

Come vediamo nei grafici riportati, tutte le figure prendono significato dopo che le candle-line sussive avranno superato il massimo (inversione rialzista) o il minimo (inversione ribassista) della figura stessa, mentre il punto opposto rappresenterà il livello di annullamento (stop-loss). 

sabato 20 ottobre 2018

CAPITOLO V (Parte 1) - CANDLESTICK


Candlestick o candele giapponesi

E’ una lettura grafica attraverso l’utilizzo di una figura chiamata Candle-Line composta da due elementi

1) Real-Body (corpo reale) che comprende l’escursione tra apertura e chiusura. Il Real-Body può essere di 2 colori: Nero se la chiusura è inferiore all’apertura. Bianco se le la chiusura è superiore all’apertura.

2) Shadows (ombre) rappresentate da linee sottili che abbracciano l’escursione minima e massima del tempo prescelto. La parte alta di questa linea è chiamata Upper-Shadow, quella bassa Lower-Shadow.




Questo metodo grafico come già accennato fu inventato in Giappone nel XVIII secolo, ma introdotto in Occidente solo nel 1989 grazie a Steve Nison.

Esso rappresenta un sistema di lettura che può tranquillamente abbracciarsi all’analisi tecnica tradizionale, rappresentando una conferma ulteriore al fine di pianificare le strategie più idonee.

Attraverso la formazione e il tipo di candele, semplici o composte, infatti, il sistema candlestick interpreta importanti situazione di mercato, come vedremo in seguito.

Dopo aver visto la composizione elementare di una candela, cerchiamo adesso di classificare la stessa in base alla sua dimensione:

Quando il Real-Body è particolarmente grande e le Shadows (ombre) irrilevanti la Candle-Line prende il nome di Long days.



Quando invece lo stesso Real-Body è piccolo, sempre in presenza di Shadows (ombre) irrilevanti abbiamo una Candle-Line chiamata Short days.




Nel caso invece di ombre molto pronunciate in presenza di un Real-Body molto piccolo rispetto alla Candle-Line, questa prende il nome di Spinning tops. Tale candela indica una fase di indecisione del mercato, a prescindere dal colore del Real-Body.



Se questo è nullo o quasi, rispetto alla candela ci troviamo in presenza di un Doji.

In termini di candlestick la candela di nome Doji ha un significato particolare, in quanto spesso, risalta importanti fasi di mercato, come l’inversione del trend o l’arresto dello stesso. Per questo motivo viene classificato secondo le diverse caratteristiche:



Long leggend doji quando le shadow sono molto estese sia quelle dei massimi che dei minimi. Questa figura segnala una forte indecisione del mercato.

Dragonfly doji (libellula) quando la shadow è pronunciata verso il minimo, mentre quella superiore è inesistente o quasi. Rappresenta quindi un segnale positivo se si manifesta dopo una fase al ribasso. Spesso quindi segnala un “bottom”.

Gravestone doji (pietra tombale), quando è presente solo una shadow superiore e molto pronunciata. Questa figura deve essere considerata come un segnale fortemente negativo, soprattutto se si verifica in zone massime di mercato. Spesso quindi segnala un “top”.



lunedì 15 ottobre 2018

CAPITOLO IV (Parte 2) - I numeri Fibonacci applicati alla teoria di Elliott


Calcolo estensione delle onde di Elliott

Come abbiamo visto in precedenza la teoria del caos, permette, attraverso un movimento iniziale, di estrapolare i passi successivi provocati dallo stesso. Tuttavia, secondo i teorici, errori infinitesimali nel calco del movimento iniziale, anche nella teoria del caos, possono portare ad un risultato finale completamente distante da quello reale. Tali errori, infatti, andranno crescendo nel corso della sequenza dei movimenti intermedi.
Questo a mio parere, sarebbe più che sufficiente per capire che la teoria di Elliott ha una maggiore efficacia sui movimenti primari rispetto a quelli minori.
Molti teorici spesso, pretendono da questa teoria l’impossibile, con il risultato di rimanerne delusi. Cercano infatti di estrapolare dai micro movimenti, magari attraverso carte orarie, le basi necessarie per indicare a priori, scenari di lungo, con una probabilità di successo inferiore allo 0,1%. Un piccolo errore, infatti, provoca nel lungo un grande errore finendo per dare un risultato completamente imprevisto.
Individuare un ciclo non è cosa semplice. Spesso si arriva a determinarlo quando, dopo la formazione dell’onda 2, il prezzo di un titolo supera il massimo (minimo in caso di ciclo ribassista) rappresentato dall’onda 1, dando modo di eseguire alcune proiezioni.

Il ciclo impulsivo

In primo luogo, una volta individuata, calcoremo l’estensione della prima onda:

Per fare un esempio pratico guarderemo l’indice FTSEMIB all’inizio del ciclo ribassista iniziato nel 2007.



In questo caso già nel mese di novembre inoltrato era possibile fare una proiezione degli obiettivi di un probabile ciclo ribassista. La base di calcolo ovviamente era data da:

onda 1 pari ad un’ampiezza di 6796 punti.

Tale proiezione viene calcolata nel seguente modo:

Onda 1 * 1,618 = ampiezza movimento terza onda da sottrarre all’onda 2.

Onda 1 * 2,618 (2,618 è il risultato di 1,618*1,618) = ampiezza totale movimento terza, quarta (contraria) e quinta onda da sottrarre all’onda 2.

Tuttavia gli obiettivi non necessariamente potrebbero fermarsi a questi due calcoli.

Nel caso del movimento ribassista della borsa italiana infatti abbiamo visto un obiettivo impressionante, pari ad:
ampiezza onda 1 * 2,618*1,618 da sottrarre a onda 2

Estensione onda 1 pari a 6796 punti * 2,618*1,618 = 28787. Questa cifra sottratta al punto di onda 2 pari a 41219 dava un obiettivo di 12431.

Sarà stata pura coincidenza ma l’obiettivo della borsa italiana nel marzo del 2009 è stato di 12332, come potrete riscontrare nel grafico precedentemente indicato.

Finito il ciclo impulsivo inizia quello di correzione

Come descritto in precedenza il ciclo di correzione segue al movimento impulsivo. Esso è comprensivo di tre onde di cui due contrarie al ciclo primario e una nella direzione medesima.

Una volta individuata la prima onda di correzione (A) possiamo estrapolare gli obiettivi successivi per il calcolo dell’obiettivo di onda C.

Estensione Onda C = ampiezza onda A * 0,618 (oppure 1 o 1,618)

Una volta calcolata l’estensione (in caso di ciclo primario ribassista, come è il caso precedentemente descritto) sommerò la stessa dal punto B (più frequente) oppure A.

Anche in questo caso mi servirò del movimento successivo al grafico descritto precedentemente, al fine di rendere più pratico e leggibile il metodo di calcolo.

Teniamo presente che l’applicazione di Elliott, come tutte le analisi quantitative e in particolar modo quelle legate alla teoria del caos, possono presentare dei margini di errore approssimativi, che non vanno tuttavia ad inficiarne i contenuti principali.
Credo sia ben più importante sapere in che fase del ciclo ci troviamo, piuttosto che pretendere che tale teoria possa partorire obiettivi certi e irremovibili, sul quale giocarsi la casa. Non credete?
Dalla consapevolezza del ciclo, infatti, dipenderà l’orizzonte temporale delle mie scelte e la pianificazione dei miei investimenti.
Se sono consapevole di trovarmi nella fase correttiva di un ciclo impulsivo ribassista, il mio atteggiamento sarà quello di prepararmi al peggio abbassando il più possibile il rischio.
Al contrario se credo di trovarmi all’inizio di un ciclo impulsivo rialzista, la mia pianificazione finanziaria vedrà un aumento del rischio al fine di coglierne i risultati nel lungo periodo. 


Questo grafico rappresenta il movimento successivo al ciclo impulsivo descritto nel grafico precedente.
Stabilire in quale fase del ciclo ci troviamo è la cosa più importante. Infatti guardate un pò cosa è successo dopo:


Il ciclo impulsivo ha ripreso con grande determinazione, fino a sfiorare i minimi della fase precedente. In questo caso gli obiettivi sembrano essere rispettati in modo quasi maniacale. 


domenica 7 ottobre 2018

CAPITOLO IV (Parte 1) - I numeri Fibonacci applicati alla teoria di Elliott


I cinque modelli di onda nel trend impulsivo



I tre modelli di onda nel trend correttivo
L’onda numero 1 è raramente individuabile al suo inizio. Essa, infatti quando si presenta per dar luogo ad un mercato toro, le notizie fondamentali sono quasi totalmente negative (secondo la teoria di Dow ci troveremmo nella fase di accumulazione), mentre la tendenza è considerata sempre fortemente negativa. Le stime sui guadagni societari sono riviste sempre verso il basso, mentre l’economia non ha un aspetto forte. Il sentiment è quindi fortemente ribassista. I volumi tuttavia potrebbero aumentare nella prima onda, rispetto alla media, ma non da allertare molti analisti.
Onda A di correzione. In genere le fasi correttive di trend sono più difficili da individuare rispetto ai movimento impulsivi. In questa fase le notizie sono ancora ampiamente positive. La maggior parte degli investitori vedono l’onda A come una fase di storno tecnico in un mercato ancora toro. Tuttavia esistono segnali che possono individuare questa fase. I volumi che accompagnano l’onda A sono generalmente in aumento, insieme alla volatilità implicita.
L’onda numero 2 è rappresentata da una contrazione della 1. Poichè il sentiment è ancora pessimo questa onda si sviluppa verso il basso molto rapidamente, mentre la maggioranza degli investitori ricorda rapidamente tutto ciò che caratterizzava il mercato orso. Tuttavia in questa onda alcuni segnali positivi sono già presenti. I volumi innanzitutto dovrebbero essere inferiori all’onda 1, mentre i prezzi non dovrebbero scendere oltre il 61,8% dell’ampiezza della medesima.
Regola: questa onda non può essere superiore al 100% dell’onda 1.
L’onda B è rappresentata da un’inversione dopo il primo movimento correttivo, che molti investitori vedono come la ripresa del mercato rialzista, ormai da tempo scomparso. Coloro che hanno familiarità con i grafici possono vedere in questa fase la formazione di una spalla destra di un testa e spalle di inversione ribassista. In ogni caso altri segnali si possono avere attraverso i volumi i quali generalmente risultano minori dell’onda A. La situazione fondamentale anche se non negativa, in questa fase non presenta segnali di miglioramento.
L’onda numero 3 è di solito l’onda più grande e potente in un trend (anche se alcune ricerche suggeriscono che nelle commodieties il movimento più ampio è nella quinta). In questa fase di mercato le notizie fondamentali iniziano ad essere positive e gli analisti alzano le stime. La salita dei prezzi è molto più veloce, mentre le correzioni sono di breve durata e gli eccessi sugli indicatori tardano a rientrare. All’inizio di questa onda le notizie sono ancora negative e probabilmente gli investitori sono ancora al ribasso, ma con il passare del tempo gli stessi aderiscono al nuovo trend. L’onda 3 si estende spesso con un’ampiezza pari ad un rapporto di 1,618 dell’onda 1.
Regola: l’ampiezza di questa onda non può essere di ampiezza inferiore all’onda 1 e 5.

L’onda C è la fase in cui i prezzi si muovono decisamente verso il basso. Quasi tutti si rendono conto che siamo in presenza di un mercato orso, mentre i fondamentali peggiorano. L’ampiezza dell’onda C è generalmente della stessa ampiezza dell’onda A o superiore.
L’onda numero 4 costituisce la seconda contrazione del movimento impulsivo. I prezzi in questo caso possono oscillare anche lateralmente e il percorso contrario al movimento primario, in genere, non supera mai il 38,2% dell’onda 3. L’onda 4 rappresenta un’ottima opportunità per entrare nel movimento impulsivo principale. Generalmente nell’onda 4 i movimenti sono spesso frustranti a causa della scarsa direzionalità, rispetto alle precedenti onde.
Regola: questa onda non può raggiungere il punto di partenza di onda 1. Essa potrebbe essere più ampia, se l’onda 2 sarà di bassa entità. Generalmente le onde 2 e 4 si alternano nella loro ampiezza.

L’onda numero 5 è il tratto finale in direzione del trend dominante. Le notizie sono quasi totalmente positive, mentre le posizioni long prevalgono decisamente. Il volume in questa onda è spesso inferiore alla numero 3, mentre gli indicatori di momentum iniziano a mostrare divergenze (a nuovi massimi di prezzo non corrispondono nuovi massimi sugli indicatori). In questa fase il sentiment è talmente positivo che eventuali posizioni contrarie possono sembrare azzardate e ridicole. Per questo la teoria di Dow insegna. Il trend primario rimane fino a quando questo non si esaurisce.
Regola: quando l’impulso dell’onda 3 è decisamente ampio, l’onda 5 avrà un’estensione simile all’onda 1



domenica 30 settembre 2018

CAPITOLO III (Parte 2) - La teoria di Elliott



Il principio delle “Onde di Elliott” si basa sulla psicologia della folla, che si muove tra ottimismo e pessimismo in sequenze naturali. Questi sbalzi di umore creano dei pattern (modelli) nei movimenti di prezzo dei mercati, che secondo Elliott si alternano tra impulso e correzione.

  1. Gli impulsi sono composti da una serie di 5 onde di cui 3 espansive (1-3-5) e 2 minori che ripercorrono il movimento (2-4).


  1. La correzione invece, segue al movimento impulsivo nella direzione opposta, suddividendosi in 3 onde di grado minore, dette anche A, B e C.



Nella figura sotto sono ben raffigurate le 5 onde impulsive e le 3 correttive



Nel caso del grafico in alto stiamo parlando di un “ciclo rialzista”, ma gli stessi impulsi e correzioni si possono manifestare al contrario all’interno di un “ciclo ribassista”.



Durata del ciclo secondo Elliott


Elliott classifica i cicli in base alla loro entità temporale nel modo seguente:

NOME CICLO
DURATA
Grande superciclo
Più secoli
Superciclo
Multi decennio (40-70 anni)
Ciclo
Da 1 a diversi anni
Primario
Pochi mesi fino a 2 anni
Intermedio
Da qualche settimana a qualche mese
Minore
Settimana
Minuscolo
giorni
Minuetto
ore
Subminuetto
minuti


Un’onda del ciclo più lungo sarà composta dall’intera fase del successivo.


Ad esempio l’onda 1 del “Ciclo” sarà comprensiva di tutte le fasi del “Primario” e così a scalare.


Il grafico qui sopra esprime molto bene il concetto della natura e dello sviluppo temporale del movimento.

Andrea Facchini