lunedì 15 ottobre 2018

CAPITOLO IV (Parte 2) - I numeri Fibonacci applicati alla teoria di Elliott


Calcolo estensione delle onde di Elliott

Come abbiamo visto in precedenza la teoria del caos, permette, attraverso un movimento iniziale, di estrapolare i passi successivi provocati dallo stesso. Tuttavia, secondo i teorici, errori infinitesimali nel calco del movimento iniziale, anche nella teoria del caos, possono portare ad un risultato finale completamente distante da quello reale. Tali errori, infatti, andranno crescendo nel corso della sequenza dei movimenti intermedi.
Questo a mio parere, sarebbe più che sufficiente per capire che la teoria di Elliott ha una maggiore efficacia sui movimenti primari rispetto a quelli minori.
Molti teorici spesso, pretendono da questa teoria l’impossibile, con il risultato di rimanerne delusi. Cercano infatti di estrapolare dai micro movimenti, magari attraverso carte orarie, le basi necessarie per indicare a priori, scenari di lungo, con una probabilità di successo inferiore allo 0,1%. Un piccolo errore, infatti, provoca nel lungo un grande errore finendo per dare un risultato completamente imprevisto.
Individuare un ciclo non è cosa semplice. Spesso si arriva a determinarlo quando, dopo la formazione dell’onda 2, il prezzo di un titolo supera il massimo (minimo in caso di ciclo ribassista) rappresentato dall’onda 1, dando modo di eseguire alcune proiezioni.

Il ciclo impulsivo

In primo luogo, una volta individuata, calcoremo l’estensione della prima onda:

Per fare un esempio pratico guarderemo l’indice FTSEMIB all’inizio del ciclo ribassista iniziato nel 2007.



In questo caso già nel mese di novembre inoltrato era possibile fare una proiezione degli obiettivi di un probabile ciclo ribassista. La base di calcolo ovviamente era data da:

onda 1 pari ad un’ampiezza di 6796 punti.

Tale proiezione viene calcolata nel seguente modo:

Onda 1 * 1,618 = ampiezza movimento terza onda da sottrarre all’onda 2.

Onda 1 * 2,618 (2,618 è il risultato di 1,618*1,618) = ampiezza totale movimento terza, quarta (contraria) e quinta onda da sottrarre all’onda 2.

Tuttavia gli obiettivi non necessariamente potrebbero fermarsi a questi due calcoli.

Nel caso del movimento ribassista della borsa italiana infatti abbiamo visto un obiettivo impressionante, pari ad:
ampiezza onda 1 * 2,618*1,618 da sottrarre a onda 2

Estensione onda 1 pari a 6796 punti * 2,618*1,618 = 28787. Questa cifra sottratta al punto di onda 2 pari a 41219 dava un obiettivo di 12431.

Sarà stata pura coincidenza ma l’obiettivo della borsa italiana nel marzo del 2009 è stato di 12332, come potrete riscontrare nel grafico precedentemente indicato.

Finito il ciclo impulsivo inizia quello di correzione

Come descritto in precedenza il ciclo di correzione segue al movimento impulsivo. Esso è comprensivo di tre onde di cui due contrarie al ciclo primario e una nella direzione medesima.

Una volta individuata la prima onda di correzione (A) possiamo estrapolare gli obiettivi successivi per il calcolo dell’obiettivo di onda C.

Estensione Onda C = ampiezza onda A * 0,618 (oppure 1 o 1,618)

Una volta calcolata l’estensione (in caso di ciclo primario ribassista, come è il caso precedentemente descritto) sommerò la stessa dal punto B (più frequente) oppure A.

Anche in questo caso mi servirò del movimento successivo al grafico descritto precedentemente, al fine di rendere più pratico e leggibile il metodo di calcolo.

Teniamo presente che l’applicazione di Elliott, come tutte le analisi quantitative e in particolar modo quelle legate alla teoria del caos, possono presentare dei margini di errore approssimativi, che non vanno tuttavia ad inficiarne i contenuti principali.
Credo sia ben più importante sapere in che fase del ciclo ci troviamo, piuttosto che pretendere che tale teoria possa partorire obiettivi certi e irremovibili, sul quale giocarsi la casa. Non credete?
Dalla consapevolezza del ciclo, infatti, dipenderà l’orizzonte temporale delle mie scelte e la pianificazione dei miei investimenti.
Se sono consapevole di trovarmi nella fase correttiva di un ciclo impulsivo ribassista, il mio atteggiamento sarà quello di prepararmi al peggio abbassando il più possibile il rischio.
Al contrario se credo di trovarmi all’inizio di un ciclo impulsivo rialzista, la mia pianificazione finanziaria vedrà un aumento del rischio al fine di coglierne i risultati nel lungo periodo. 


Questo grafico rappresenta il movimento successivo al ciclo impulsivo descritto nel grafico precedente.
Stabilire in quale fase del ciclo ci troviamo è la cosa più importante. Infatti guardate un pò cosa è successo dopo:


Il ciclo impulsivo ha ripreso con grande determinazione, fino a sfiorare i minimi della fase precedente. In questo caso gli obiettivi sembrano essere rispettati in modo quasi maniacale. 


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