venerdì 21 settembre 2018

CAPITOLO III (Parte 1) - La teoria di Elliott


Ralph Nelson Elliott nacque in America il 28 luglio 1871 e morì nel 1948. Iniziò la sua carriera di contabile a soli 19 anni, assumendo poi cariche dirigenziali in aziende ferroviarie, per poi diventare consulente contabile anche per lo Stato. Nel 1924 infatti, il Dipartimento Usa lo nominò capo contabile per il Nicaragua.
Durante la sua permanenza in America Centrale, Elliott contrasse una malattia che lo costrinse al pensionamento anticipato a soli 58 anni. Fu durante questa fase che Elliott si dedicò allo studio dei comportamenti del mercato azionario. Erano gli anni della Grande Depressione.
In questo periodo egli cerca di capire il motivo per cui i mercati hanno perso il 90 percento negli ultimi tre anni e si convince sempre più che non ci sono schemi ripetitivi all’interno degli indici di mercato. Si rende conto al contrario, attraverso un’analisi di una serie storica di dati di oltre 70 anni, che i mercati si muovono in cicli. Cerca così di capire come i cicli stessi si determino, consapevole che una buona comprensione degli stessi permetterebbe di anticipare le fasi di declino di un mercato orso, compreso quello del ’29.
Secondo Elliott i cicli non prendono origine all’interno dei mercati finanziari, ma sono un prodotto degli esseri umani attraverso le loro emozioni che si muovono secondo ritmi ben precisi. Il fenomeno si verifica in tutte le attività umane, siano esse economiche, politiche o di piacere.
Così analizzando i dati del mercato azionario scelse alcuni ritmi fondamentali che ancora oggi sono conosciuti come “onde di Elliott”.

Se ci pensiamo bene, ciascuno, al nostro interno possiede uno stato emotivo, che benché non si sviluppi attraverso degli schemi ripetitivi, segue dei cicli ben precisi.
Per meglio rendere comprensibile il concetto, il nostro stato d’animo non sarà sempre lo stesso in qualsiasi momento, e non cambierà con regolarità, tipo alle 4 del pomeriggio. L’unica cosa certa che possiamo sapere è che cambierà fino a raggiungere livelli di emotività alti o bassi, che Elliott quantifica secondo regole matematiche che si ispirano alla teoria di Fibonacci.

Per Elliott i cambiamenti di emotività possono essere sintetizzati in vere e proprie onde cicliche.

Adesso è doveroso focalizzare il concetto che secondo il teorico in esame, l’andamento dei mercati è il frutto di decisioni emotive della collettività.



Nel precedente capitolo, abbiamo visto come Charles Dow, giustamente, ritenesse il mercato efficiente, quando con questo termine intendeva il fatto che le quotazioni di un indice racchiudessero tutte le informazioni e le variabili possibili.

Elliott, non mette in discussione questo elemento fondamentale, ma in qualche modo lo scompone, in quanto le variabili non sono necessariamente oggettive. Esse infatti sono anche il frutto di reazioni emotive della colletività, che finiscono per avere un peso determinante sullo sviluppo dei cicli.
Non si spiegherebbero altrimenti, fenomeni come quelli vissuti negli ultimi quindici anni sui mercati, dalla bolla delle dot-com del 2000, a quella vista sul mercato immobiliare nel precedente decennio, il cui scoppio ha provocato effetti che ancora sono in mezzo a noi.

Un giorno un matematico (erano gli anni ’90), che lavorava a programmi neurali applicati ai mercati, molto scettico in tema di analisi tecnica, mi disse che l’unica teoria che aveva, secondo lui, una veridicità, era quella di Elliott, in quanto conteneva i principi della “teoria del caos”.

Andamento caotico secondo “l’attrattore di Lorenz”

Questa infatti presenta modelli di fisica matematica che estrapolano misure esponenziali, rispetto al movimento iniziale. Spesso tale teoria, oltre alla matematica, viene applicata alla fisica, allo studio demografico, alla psicologia e perfino all’economia e alla finanza.

In finanza ad esempio questa teoria è stata utilizzata al fine di criticare il Capital asset princing model (CAPM), che basa i suoi principi sul modello del mercato efficiente. La teoria del caos contesta i principi di questo modello e la figura dell’investitore razionale, e soprattutto che il prezzo di un titolo sconti immediatamente tutte le informazioni che pervengono dal titolo stesso.
Secondo i teorici gli investitori non reagiscono alle informazioni man mano che le ricevono, ma hanno memoria dei fatti passati, di quello che è accaduto. I mercati, funzionano secondo un’ottica dinamica e non lineare. Viene contestato anche l’indice beta, per le difficoltà che incontra da solo a misurare il rischio di un titolo.

Insomma in queste definizioni ci trovo molto di quanto avesse scoperto Elliott fin dagli anni ’30 studiando la dinamica dei mercati.

Personalmente non ho mai dimenticato le parole di quel matematico, che incontrai negli anni ’90 e  che in campo scientifico e statistico ne sapeva ben più di me. Decisi pertanto di dare alla teoria di Elliott un peso più meritevole, rispetto a tutte le altre, cercando di verificarne sul campo la sua attendibilità e utilità. Fu così negli anni a venire, che la trovai sorprendente per la sua semplicità e utilità.

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