Charles Henry Dow
(1851-1902)
Oltre ad essere il cofondatore
della società Dow Jones and Company e il fondatore del Wall Street Journal, Dow
Charles, giornalista economico affermato, sviluppò tutta una serie di principi
per capire e analizzare il comportamento del mercato, mediante l’utilizzo dei
grafici, che in seguito divennero noti come Teoria di Dow, base fondamentale
dell’analisi tecnica moderna.
Tuttavia Dow Charles non fu il
primo a servirsi dell’analisi tecnica.
In Giappone ad esempio nel XVIII
secolo furono utilizzate per la prima volta le famose candelstick per prevedere
l’andamento dei prezzi del riso. Già all’epoca, infatti, vi era un vero e
proprio mercato a termine sul riso.
L’inventore del sistema a
candele, Munehisa Homma, grazie a questo metodo avrebbe, secondo la leggenda,
guadagnato una fortuna. In Europa tuttavia questo metodo di lettura giunse solo
nel 1989 grazie a Steve Nison che ne pubblicò varie regole nel suo famoso libro
Japanese Candlestick Charting Techniques.
Benchè questo sia il più antico e
il principale metodo di lettura utilizzato dai traders attuali, la scuola
occidentale in materia di analisi tecnica deriva quasi interamente dalla teoria
di Dow.
E’ essenziale pertanto, prima di
affrontare le metodologie più pratiche, focalizzare al meglio quelli che erano
i principi fondamentali di Charles Dow, perchè in essi troviamo le basi per
metabolizzare tutto il resto.
Al fine di rendere il più
comprensibile la teoria mi servirò di alcuni grafici ed esempi, nella
descrizione della stessa.
Prima di tutto è doveroso sottolineare che la toeria di Dow
è il frutto di una lunga raccolta degli editoriali di Charles Dow pubblicati
sul suo giornale (WSJ), mediante i quali esponeva in modo completo le sue
valutazioni sulla speculazione e il ruolo delle medie mobili degli indici da
lui introdotti. I principi pertanto potevano essere così riassunti:
1) Le tendenze di mercato si suddividono in
tre movimenti. Il trend primario, la cui durata può essere compresa
tra 1 anno e diversi anni. Il trend secondario o intermedio che può
essere compreso tra dieci giorni e tre mesi, il cui movimento è contrario a
quello primario e che generalmente ne ripercorre un’entità compresa tra il 33 e
il 66 percento. Il trend di breve o movimento minore la cui durata non
supera 1 mese.
L’individuazione della
tendenza avviene mediante una semplice
linea, detta anche trendline, che
unisce con regolarità un determinato movimento.
Per meglio riconoscere la natura della tendenza in corso, in analisi
tecnica ci si avvale di medie mobili
di diversi periodi, dove quella più a lungo supporterà la tendenza primaria e
così via.
Generalmente un trend primario,
la cui durata supera spesso i 12 mesi, sarà supportato da una media mobile
vicina ai 200 giorni, mentre un trend secondario sarà individuato mediante una
media compresa tra 20 e 30 giorni.
2) Le tre fasi di mercato, che secondo la
teoria si dividono in: Fase di accumulazione nella quale investitori ben
informati stanno acquistando (vendendo) azioni contro il parere generale del
mercato. Durante questa fase i prezzi delle azioni presentano variazioni poco
significative, in quanto gli investitori bene informati o mani forti sono in
minoranza, trovando quindi un pronto assorbimento alle loro richieste. Fase
di convinzione. In questo caso la partecipazione del mercato in direzione
delle mani forti, si fa sempre più insistente fino ad arrivare alla terza ed
ultima, ossia quella della speculazione. A questo punto gli investitori
più informati cominciano a distribuire (accumulare) le azioni in loro possesso.
Per meglio spiegare il concetto
delle tre fasi di mercato riporto qui una vignetta ormai passata alla storia.
Anche in ambito grafico i cicli si ripetono
3) L’efficienza di mercato. Con questo
principio si ritiene che i prezzi espressi scontino pienamente le notize
presenti e future.
Quante volte vi sarà capitato di assistere
ad un movimento di mercato senza conoscerne le ragioni, per poi vedere a
distanza di qualche giorno, mese o anno il realizzarsi delle aspettative?
Il prezzo di un azione o di un
qualsiasi bene in un determinato momento include una moltitudine di variabili
conosciute e non, alla maggior parte dei partecipanti a un mercato.
Il grafico, pertanto, che
descrive una serie storica di prezzi, costituisce l’elemento più utile al fine
di poter leggere le dinamiche e interpretarne il loro significato.
4) Le medie del mercato azionario devono
essere confermate a vicenda. Occorre che il trend di un settore sia confermato
anche dall’andamento dei settori ad esso collegati. Charles Dow sviluppò due
medie di mercati: la “Industrial Average” che includeva 12 azioni blu-chip e la
“Rail Average” che comprendeva 20 imprese ferroviarie. Il tutto poi fu
raggruppato prendendo il nome di Dow Jones Industrial. Pertanto il primo indice
per avere una tendenza ben definita, doveva essere supportato dal secondo, in
quanto inevitabilmente correlato per la situazione di allora.
Per fare un esempio pratico ai
giorni nostri: un trend rialzista di una società che vende ricambi auto si
sposerebbe malamente in caso di trend ribassista del settore che costruisce
automobili.
In analisi tecnica, il concetto
delle medie di mercato ha preso sempre più campo, fino ad arrivare alle
comparazioni fra due o più variabili, che permettono di leggere al meglio la
dinamica di mercato.
Qui sotto riporto per esempio la
dinamica tra l’indice SP500 americano e il prezzo del petrolio. Come possiamo
vedere i trend non si discostano minimamente e spesso l’uno anticipa l’altro.
Infatti, un calo dei prezzi del petrolio determinato da una minore domanda è
sinonimo di minor attività produttiva, che inevitabilmente si riflette sulla
crescita degli utili aziendali, almeno fino a che non vi saranno fonti
energetiche alternative che sostituiranno in tutto e per tutto quelle esistenti
oggi. Ciò non significa che dovrò agire solo sulla base di questa dinamica, ma
la cosa importante è che avrò un elemento in più al fine di calibrare le mie
scelte finali.





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