lunedì 29 ottobre 2018

CAPITOLO V (Parte 2) - CANDLESTICK


Non sempre le fasi più importanti di inversione di mercato coincidono con le figure appena descritte.
Il metodo candlestick, infatti, contempla altre quattro figure semplici fondamentali di inversione con un nome ben preciso.

Figure di inversione ribassista

Shooting Star (Stella cadente): questa figura se si presenta dopo un rialzo può segnalare una formazione di “top”. E’ molto simile ad “gravestone doji”, ma in questo caso il corpo “real-body” può costituire anche fino ad 1/3 dell’intera candle-line. E’ irrilevante di che colore sia il body.



Hanging Man (uomo impiccato): in questo caso la shadow è rivolta verso il basso, mentre il body non deve superare 1/3 dell’intera candle-line.


Figura di inversione rialzista

Hammer (martello): questa figura è la stessa di quella precedente, ma prende questo nome in caso si verifichi alla fine di un movimento ribassista

Inverted hammer (martello rovesciato): è la stessa figura della Shoting Star, ma avviene in una fase finale di movimento ribassista segnalando una probabile inversione.

Come vediamo nei grafici riportati, tutte le figure prendono significato dopo che le candle-line sussive avranno superato il massimo (inversione rialzista) o il minimo (inversione ribassista) della figura stessa, mentre il punto opposto rappresenterà il livello di annullamento (stop-loss). 

sabato 20 ottobre 2018

CAPITOLO V (Parte 1) - CANDLESTICK


Candlestick o candele giapponesi

E’ una lettura grafica attraverso l’utilizzo di una figura chiamata Candle-Line composta da due elementi

1) Real-Body (corpo reale) che comprende l’escursione tra apertura e chiusura. Il Real-Body può essere di 2 colori: Nero se la chiusura è inferiore all’apertura. Bianco se le la chiusura è superiore all’apertura.

2) Shadows (ombre) rappresentate da linee sottili che abbracciano l’escursione minima e massima del tempo prescelto. La parte alta di questa linea è chiamata Upper-Shadow, quella bassa Lower-Shadow.




Questo metodo grafico come già accennato fu inventato in Giappone nel XVIII secolo, ma introdotto in Occidente solo nel 1989 grazie a Steve Nison.

Esso rappresenta un sistema di lettura che può tranquillamente abbracciarsi all’analisi tecnica tradizionale, rappresentando una conferma ulteriore al fine di pianificare le strategie più idonee.

Attraverso la formazione e il tipo di candele, semplici o composte, infatti, il sistema candlestick interpreta importanti situazione di mercato, come vedremo in seguito.

Dopo aver visto la composizione elementare di una candela, cerchiamo adesso di classificare la stessa in base alla sua dimensione:

Quando il Real-Body è particolarmente grande e le Shadows (ombre) irrilevanti la Candle-Line prende il nome di Long days.



Quando invece lo stesso Real-Body è piccolo, sempre in presenza di Shadows (ombre) irrilevanti abbiamo una Candle-Line chiamata Short days.




Nel caso invece di ombre molto pronunciate in presenza di un Real-Body molto piccolo rispetto alla Candle-Line, questa prende il nome di Spinning tops. Tale candela indica una fase di indecisione del mercato, a prescindere dal colore del Real-Body.



Se questo è nullo o quasi, rispetto alla candela ci troviamo in presenza di un Doji.

In termini di candlestick la candela di nome Doji ha un significato particolare, in quanto spesso, risalta importanti fasi di mercato, come l’inversione del trend o l’arresto dello stesso. Per questo motivo viene classificato secondo le diverse caratteristiche:



Long leggend doji quando le shadow sono molto estese sia quelle dei massimi che dei minimi. Questa figura segnala una forte indecisione del mercato.

Dragonfly doji (libellula) quando la shadow è pronunciata verso il minimo, mentre quella superiore è inesistente o quasi. Rappresenta quindi un segnale positivo se si manifesta dopo una fase al ribasso. Spesso quindi segnala un “bottom”.

Gravestone doji (pietra tombale), quando è presente solo una shadow superiore e molto pronunciata. Questa figura deve essere considerata come un segnale fortemente negativo, soprattutto se si verifica in zone massime di mercato. Spesso quindi segnala un “top”.



lunedì 15 ottobre 2018

CAPITOLO IV (Parte 2) - I numeri Fibonacci applicati alla teoria di Elliott


Calcolo estensione delle onde di Elliott

Come abbiamo visto in precedenza la teoria del caos, permette, attraverso un movimento iniziale, di estrapolare i passi successivi provocati dallo stesso. Tuttavia, secondo i teorici, errori infinitesimali nel calco del movimento iniziale, anche nella teoria del caos, possono portare ad un risultato finale completamente distante da quello reale. Tali errori, infatti, andranno crescendo nel corso della sequenza dei movimenti intermedi.
Questo a mio parere, sarebbe più che sufficiente per capire che la teoria di Elliott ha una maggiore efficacia sui movimenti primari rispetto a quelli minori.
Molti teorici spesso, pretendono da questa teoria l’impossibile, con il risultato di rimanerne delusi. Cercano infatti di estrapolare dai micro movimenti, magari attraverso carte orarie, le basi necessarie per indicare a priori, scenari di lungo, con una probabilità di successo inferiore allo 0,1%. Un piccolo errore, infatti, provoca nel lungo un grande errore finendo per dare un risultato completamente imprevisto.
Individuare un ciclo non è cosa semplice. Spesso si arriva a determinarlo quando, dopo la formazione dell’onda 2, il prezzo di un titolo supera il massimo (minimo in caso di ciclo ribassista) rappresentato dall’onda 1, dando modo di eseguire alcune proiezioni.

Il ciclo impulsivo

In primo luogo, una volta individuata, calcoremo l’estensione della prima onda:

Per fare un esempio pratico guarderemo l’indice FTSEMIB all’inizio del ciclo ribassista iniziato nel 2007.



In questo caso già nel mese di novembre inoltrato era possibile fare una proiezione degli obiettivi di un probabile ciclo ribassista. La base di calcolo ovviamente era data da:

onda 1 pari ad un’ampiezza di 6796 punti.

Tale proiezione viene calcolata nel seguente modo:

Onda 1 * 1,618 = ampiezza movimento terza onda da sottrarre all’onda 2.

Onda 1 * 2,618 (2,618 è il risultato di 1,618*1,618) = ampiezza totale movimento terza, quarta (contraria) e quinta onda da sottrarre all’onda 2.

Tuttavia gli obiettivi non necessariamente potrebbero fermarsi a questi due calcoli.

Nel caso del movimento ribassista della borsa italiana infatti abbiamo visto un obiettivo impressionante, pari ad:
ampiezza onda 1 * 2,618*1,618 da sottrarre a onda 2

Estensione onda 1 pari a 6796 punti * 2,618*1,618 = 28787. Questa cifra sottratta al punto di onda 2 pari a 41219 dava un obiettivo di 12431.

Sarà stata pura coincidenza ma l’obiettivo della borsa italiana nel marzo del 2009 è stato di 12332, come potrete riscontrare nel grafico precedentemente indicato.

Finito il ciclo impulsivo inizia quello di correzione

Come descritto in precedenza il ciclo di correzione segue al movimento impulsivo. Esso è comprensivo di tre onde di cui due contrarie al ciclo primario e una nella direzione medesima.

Una volta individuata la prima onda di correzione (A) possiamo estrapolare gli obiettivi successivi per il calcolo dell’obiettivo di onda C.

Estensione Onda C = ampiezza onda A * 0,618 (oppure 1 o 1,618)

Una volta calcolata l’estensione (in caso di ciclo primario ribassista, come è il caso precedentemente descritto) sommerò la stessa dal punto B (più frequente) oppure A.

Anche in questo caso mi servirò del movimento successivo al grafico descritto precedentemente, al fine di rendere più pratico e leggibile il metodo di calcolo.

Teniamo presente che l’applicazione di Elliott, come tutte le analisi quantitative e in particolar modo quelle legate alla teoria del caos, possono presentare dei margini di errore approssimativi, che non vanno tuttavia ad inficiarne i contenuti principali.
Credo sia ben più importante sapere in che fase del ciclo ci troviamo, piuttosto che pretendere che tale teoria possa partorire obiettivi certi e irremovibili, sul quale giocarsi la casa. Non credete?
Dalla consapevolezza del ciclo, infatti, dipenderà l’orizzonte temporale delle mie scelte e la pianificazione dei miei investimenti.
Se sono consapevole di trovarmi nella fase correttiva di un ciclo impulsivo ribassista, il mio atteggiamento sarà quello di prepararmi al peggio abbassando il più possibile il rischio.
Al contrario se credo di trovarmi all’inizio di un ciclo impulsivo rialzista, la mia pianificazione finanziaria vedrà un aumento del rischio al fine di coglierne i risultati nel lungo periodo. 


Questo grafico rappresenta il movimento successivo al ciclo impulsivo descritto nel grafico precedente.
Stabilire in quale fase del ciclo ci troviamo è la cosa più importante. Infatti guardate un pò cosa è successo dopo:


Il ciclo impulsivo ha ripreso con grande determinazione, fino a sfiorare i minimi della fase precedente. In questo caso gli obiettivi sembrano essere rispettati in modo quasi maniacale. 


domenica 7 ottobre 2018

CAPITOLO IV (Parte 1) - I numeri Fibonacci applicati alla teoria di Elliott


I cinque modelli di onda nel trend impulsivo



I tre modelli di onda nel trend correttivo
L’onda numero 1 è raramente individuabile al suo inizio. Essa, infatti quando si presenta per dar luogo ad un mercato toro, le notizie fondamentali sono quasi totalmente negative (secondo la teoria di Dow ci troveremmo nella fase di accumulazione), mentre la tendenza è considerata sempre fortemente negativa. Le stime sui guadagni societari sono riviste sempre verso il basso, mentre l’economia non ha un aspetto forte. Il sentiment è quindi fortemente ribassista. I volumi tuttavia potrebbero aumentare nella prima onda, rispetto alla media, ma non da allertare molti analisti.
Onda A di correzione. In genere le fasi correttive di trend sono più difficili da individuare rispetto ai movimento impulsivi. In questa fase le notizie sono ancora ampiamente positive. La maggior parte degli investitori vedono l’onda A come una fase di storno tecnico in un mercato ancora toro. Tuttavia esistono segnali che possono individuare questa fase. I volumi che accompagnano l’onda A sono generalmente in aumento, insieme alla volatilità implicita.
L’onda numero 2 è rappresentata da una contrazione della 1. Poichè il sentiment è ancora pessimo questa onda si sviluppa verso il basso molto rapidamente, mentre la maggioranza degli investitori ricorda rapidamente tutto ciò che caratterizzava il mercato orso. Tuttavia in questa onda alcuni segnali positivi sono già presenti. I volumi innanzitutto dovrebbero essere inferiori all’onda 1, mentre i prezzi non dovrebbero scendere oltre il 61,8% dell’ampiezza della medesima.
Regola: questa onda non può essere superiore al 100% dell’onda 1.
L’onda B è rappresentata da un’inversione dopo il primo movimento correttivo, che molti investitori vedono come la ripresa del mercato rialzista, ormai da tempo scomparso. Coloro che hanno familiarità con i grafici possono vedere in questa fase la formazione di una spalla destra di un testa e spalle di inversione ribassista. In ogni caso altri segnali si possono avere attraverso i volumi i quali generalmente risultano minori dell’onda A. La situazione fondamentale anche se non negativa, in questa fase non presenta segnali di miglioramento.
L’onda numero 3 è di solito l’onda più grande e potente in un trend (anche se alcune ricerche suggeriscono che nelle commodieties il movimento più ampio è nella quinta). In questa fase di mercato le notizie fondamentali iniziano ad essere positive e gli analisti alzano le stime. La salita dei prezzi è molto più veloce, mentre le correzioni sono di breve durata e gli eccessi sugli indicatori tardano a rientrare. All’inizio di questa onda le notizie sono ancora negative e probabilmente gli investitori sono ancora al ribasso, ma con il passare del tempo gli stessi aderiscono al nuovo trend. L’onda 3 si estende spesso con un’ampiezza pari ad un rapporto di 1,618 dell’onda 1.
Regola: l’ampiezza di questa onda non può essere di ampiezza inferiore all’onda 1 e 5.

L’onda C è la fase in cui i prezzi si muovono decisamente verso il basso. Quasi tutti si rendono conto che siamo in presenza di un mercato orso, mentre i fondamentali peggiorano. L’ampiezza dell’onda C è generalmente della stessa ampiezza dell’onda A o superiore.
L’onda numero 4 costituisce la seconda contrazione del movimento impulsivo. I prezzi in questo caso possono oscillare anche lateralmente e il percorso contrario al movimento primario, in genere, non supera mai il 38,2% dell’onda 3. L’onda 4 rappresenta un’ottima opportunità per entrare nel movimento impulsivo principale. Generalmente nell’onda 4 i movimenti sono spesso frustranti a causa della scarsa direzionalità, rispetto alle precedenti onde.
Regola: questa onda non può raggiungere il punto di partenza di onda 1. Essa potrebbe essere più ampia, se l’onda 2 sarà di bassa entità. Generalmente le onde 2 e 4 si alternano nella loro ampiezza.

L’onda numero 5 è il tratto finale in direzione del trend dominante. Le notizie sono quasi totalmente positive, mentre le posizioni long prevalgono decisamente. Il volume in questa onda è spesso inferiore alla numero 3, mentre gli indicatori di momentum iniziano a mostrare divergenze (a nuovi massimi di prezzo non corrispondono nuovi massimi sugli indicatori). In questa fase il sentiment è talmente positivo che eventuali posizioni contrarie possono sembrare azzardate e ridicole. Per questo la teoria di Dow insegna. Il trend primario rimane fino a quando questo non si esaurisce.
Regola: quando l’impulso dell’onda 3 è decisamente ampio, l’onda 5 avrà un’estensione simile all’onda 1