Fare trading e/o investing non è
solo investire soldi. Fare trading è investire i PROPRI soldi e confrontarsi
con le PROPRIE emozioni. Sembra banale da dire ma se fossimo macchine,
probabilmente sarebbe più facile investire.
Investire infatti è molto complesso,
come è complesso avere a che fare con i soldi. Ogni giorno quando compriamo
qualcosa, consciamente o inconsciamente giochiamo/lottiamo con le nostre
emozioni, con il rapporto che abbiamo con i soldi, con l’essere e l’avere e
quindi fondamentalmente con il nostro io. Misurarsi con i soldi è frutto di
procedimenti molto complessi e del susseguirsi di una serie di emozioni più o
meno forti, sia nella vita reale che sui mercati.
Il processo che ci troviamo ogni
giorno ad affrontare investendo sui mercati è’ sicuramente interessante e può
accelerare la conoscenza di sè. Nei prossimi paragrafi andremo ad analizzare
alcune emozioni tipiche del trading per capire come funziona in media la
psicologia degli investitori.
Non riusciremo ad analizzare
completamente le emozioni umane presenti nel mondo dell’investimento, del resto
cercheremo di cogliere quelle pià significative e più frequenti.
L’obiettivo non è quello di essere
esaustivi, ma di capire come ognuno ragiona e imparare ognuno dagli errori o
dalle soluzioni che gli altri trovano ai problemi emotivi comuni. Si tratta
quindi di una condivisione di esperienze che si ripetono nel mondo del trading.
In fondo la prima regola
dell’investire/tradare non è vincere sempre, ma minimizzare gli errori e
massimizzare le vittorie, facendo bene quello che si sa fare bene e riducendo
al minimo quello che si fa male. Fare bene e fare male negli investimenti
dipende molto da come ognuno è, oltre che dalle competenze tecniche e
dall’esperienza.
L’avarizia per definizione
(Treccani) è:
“
Chi, per un eccessivo attaccamento
al denaro o un esagerato senso del risparmio, è estremamente restio a spendere,
non solo per altri ma anche per sé (contrapp. a prodigo, liberale): padre a.,
negoziante a.; è così a. che non mangerebbe per non spendere; chi è a. del suo,
è per lo più prodigo dell’altrui; non sperare nulla da quell’a.; è un sordido
a.; l’a. ha venale fin l’anima (Tommaseo). Per estens., di ciò che è fatto con
avarizia: un dono a.; vitto a.; ha dovuto consumare tutti i suoi a. risparmi.
“
Curioso è come Dante nell’inferno
dia la stessa punizione ai prodighi e agli avari, sentimenti per l’appunto
contrapposti (i primi esagerano, i secondi difettano). Dante gli fa spostare
pietre all’infinito, senza scopo, a dimostrazione che il loro essere eccessivi
o difettosi (nel senso si mancare di) nella vita era inutile.
In realtà in finanza, almeno per la
mia esperienza, l’avarizia è l’incapacità di fermare un gain e quindi mettere
tecnicamente parlando uno stop profit.
Solitamente questo è dovuto a:
1. pura avarizia (voglio guadagnare
di più) sulla singola operazione
2. paura del mancato guadagno (esco
ma se ad esempio l’azione sale ancora perdo del guadagno)
3. voglia di guadagnare sempre di
più, in accezione diversa dal punto 1. Ovvero aumento a dismisura il rischio
per non perdere i fatidici “ultimi treni” o per eccesso di sicurezza.
Probabilmente il modus operandi
sensato in questi casi per prendere una decisione razionale è:
1. se la strategia era uscire quando
il valore X è stato raggiunto, allora bisogna uscire. Azzerare un gain è molto
peggio e probabilmente genera più sofferenza emotiva che un mancato gain.
2. il mancato guadagno non esiste
fino a che non si verifica. Il gain che hai oggi è reale. Meglio stare nella realtà
che sperare di “indovinare” il mercato.
La paura per definizione “Treccani”
è:
“
Stato emotivo consistente in un
senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o
immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso: più o meno
intenso secondo le persone e le circostanze, assume il carattere di un
turbamento forte e improvviso, che si manifesta anche con reazioni fisiche,
quando il pericolo si presenti inaspettato, colga di sorpresa o comunque appaia
imminente: quelle ombre che passavano nel buio mi davano un senso di p.; quando
mi vidi puntare la pistola al petto ebbi veramente p.; non ti dico la mia p.
nel vedere quel precipizio aperto sotto i nostri piedi!
“
La paura è un sentimento che
proviamo fin da piccoli. Chi non ha avuto paura del buio o del lupo o dell’uomo
nero. La paura è un sentimento tipico che si prova davanti all’ignoto o per
istinto davanti a qualcosa che consciamente o inconsciamente possa nuocerci. La
paura ce la insegnano anche i genitori, in modo da evitarci certi errori o
situazioni nocive per noi e per la nostra vita.
Ma cosa può nuocerci in finanza? La
cosa più semplice e che hanno provato tutti: perdere soldi. Perdere soldi
sbagliando un’operazione, uno stop, una entrata, una uscita, il timing o altro
ci fa soffrire.
E ciò che ci fa soffrire
istintivamente tentiamo di evitarlo e a volte può generare paura.
La paura di perdere soldi quindi ci
porta a:
1. non entrare quando si dovrebbe
entrare su un’azione perchè si teme di sbagliare
2. non uscire accettando la perdita
e quindi causando una perdita peggiore (infatti finchè la perdita è virtuale è
molto più semplice da accettare)
3. uscire davanti a ritracciamenti e
quindi ad allontanarci troppo presto da una posizione
Quindi la paura, che con l’avarizia
è uno dei sentimenti più forti negli investitori, ci può portare in buona parte
dei casi all’inazione ed in alcuni all’azione troppo repentina. E’ quindi un
sentimento più difficile da capire e individuare dell’avarizia, perchè può
portarci a fare cose profondamente irrazionali e talvolta ad agire in maniere
completamente opposte (un esempio classico, a meno che abbia dietro una
strategia pensata razionalmente e prima di prendere posizione, è il mediare al
ribasso “alla morte” in un trend chiaramente negativo pur di evitare di
accettare una perdita).
Come per l’avarizia, ognuno vive a
modo suo la paura, e come tutti i sentimenti, si tratta di conoscerla e capirla
in relazione a se stessi per evitare di ripetere gli stessi errori, nella vita
come in finanza.
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