lunedì 21 gennaio 2019

CAPITOLO VI (Parte seconda) - Gli indicatori


INDICATORI DI TENDENZA

MEDIE MOBILI : una media mobile non è altro che una media di un numero N di valori. Possiamo ad esempio prendere in esame gli ultimi 200 gg di un titolo e ricavarne la media. Il valore espresso pertanto ci dirà quale sia un livello importante, che se violato nella direzione opposta a quella attuale, determinerà un cambiamento di direzione del mercato in ottica di lungo periodo. Oltre a fornire dei segnali operativi rilevanti, le medie mobili servono soprattutto ad inquadrare meglio la tendenza in essere. Come possiamo osservare dal grafico la media mobile è un rafforzativo della trendline discendente. Pertanto una sua violazione rivestirà maggiore significato, rispetto ad una rottura sporadica. Generalmente ci si avvale almeno di 3 medie mobili, per individuare le tendenze primarie, secondarie e di breve periodo. A dire il vero quest’ultima viene presa poco in considerazione, al fine di seguire strategie mirate ad un investimento più statico.


Le medie che hanno un’osservazione temporale più breve, oltre che ad individuare le tendenze secondarie, possono rappresentare un rafforzativo anche sul lungo periodo. La rottura dei prezzi di un titolo, della rispettiva media a 200 ad esempio, non rappresenta necessariamente un’inversione di tendenza. Un cambiamento strutturale del movimento di lungo, infatti, si avrà solo nel momento in cui le medie di breve e medio periodo avranno violato nella direzione opposta la media primaria. In questo caso ci troviamo difronte al famoso incrocio di medie mobili.
Personalmente utilizzo tre medie, al fine di individuare la tendenza primaria e secondaria. Quest’ultime, vorrei ricordare, possono durare anche qualche mese, ragione per la quale non è consigliabile trascurarle. Le medie mobili possono essere anche ponderate/esponenziali. In questo caso i valori più recenti avranno un peso maggiore rispetto a quelli più remoti. Tali medie possono servire al fine di identificare più tempestivamente il cambiamento di tendenza. Personalmente le ritengo poco utili.

ADX:  Questo indicatore ( Average Directional Index) è stato inventato da J. Welles Wilder, con lo scopo di valutare la definizione del trend, sia al rialzo o al ribasso. L’ADX è un oscillatore che varia da 0 a 100, ma valori sopra 60 sono rari, un valore sotto 20 indica un trend debole, invece valori sopra 40 indicano un trend forte. Questo indicatore, non viene utilizzato per indicare se il trend è al ribasso o al rialzo, ma semplicemente per misurare la sua entità dinamica. Un uso molto importante di questo indicatore consiste nell’identificare il mercato in trading range o in trend, un Adx inferiore a 20 indica un mercato in trading range, invece un ADX che passa da un valore inferiore a 20 ad uno superiore indica che si sta sviluppando un movimento definito in quel determinato mercato, che sia un indice, o una azione o un cross di valute.
Generalmente si fanno queste distinzioni, anche se sono da valutare da mercato a mercato, e anche da adattare con piccole modifiche, precisamente: un ADX compreso tra 10 e 15 si può definire il mercato come flat, con valori tra 16 e 25 lo si può definire come in trading range, mentre con valori tra 26 e 40 si può definire il mercato come in trend. Infine, valori maggiori di 41 identificano una situazione di ipertrend.



DIRECTIONAL MOVEMENT INDEX (DMI): L’adx è derivato da due indicatori: Positive Directional Indicator (+DI) e Negative Directional Indicator (-DI). +DI misura la forza del movimento al rialzo, invece -DI misura la forza del movimento al ribasso su un dato periodo, generalmente viene utilizzato un periodo di 14 barre, ma può essere modificato e adattato secondo le esigenze del mercato. I segnali di vendita o acquisto sono generati dagli incroci degli indicatori +DI e -DI, precisamente quando +DI si porta sopra –DI, e viceversa quando -DI si porta sotto +DI. C’è da dire che questo sistema quando il mercato è in trading range può produrre molti falsi segnali. Generalmente i segnali più attendibili avvengono quando l’Adx ha un valore superiore a 16, mentre in caso contrario sarà meglio tralasciare evitando un’alta probabilità di delusione.


PARABOLIC SAR: questo indicatore è simile ad una media mobile, ma è calcolato diversamente. Esso tiene conto della tendenza definendo i punti dinamici di un supporto, in base alla velocità del movimento. Nel momento in cui i prezzi violeranno la linea parabolica, tale indicatore smetterà di segnalare il supporto, indicando la resistenza. Spesso questo indicatore viene utilizzato in caso di strategia stop and reverse. La validità di questo indicatore è discutibile, in quanto se da un lato può servire per cavalcare tendenze ben definite e prive di movimenti contrari significativi, è poco utile nel riconoscere fasi di consolidamento nelle quali una strategia stop and reverse può essere deleteria. Come possiamo vedere dal grafico successivo sono innumerevoli i segnali provocati da tale indicatore. Molto spesso una tendenza di stop and reverse, rischia di avere poco successo anche in situazioni di trend ben definito. Personalmente questo indicatore lo ritengo poco utile, in quanto può essere semplicemente sostituito da una media mobile ben ottimizzata.



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