venerdì 19 luglio 2019

CAPITOLO VII - FINANZIA COMPORTAMENTALE (PARTE SECONDA)

Sfiducia e Arroganza


In questo post ho pensato di unire due sentimenti opposti: sfiducia e arroganza.
Partiamo sempre dalle definizioni “Treccani”:
Sfiducia
Mancanza di fiducia: avere s. in qualcuno, o nella riuscita di un tentativo, di un’impresa; tutti nutrono una profonda s. per il suo progetto; non si deve guardare all’avvenire con sfiducia.
Arroganza
L’essere arrogante; insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità: non posso soffrire la tua a.; tratta tutti con a. sfacciata; parlare, chiedere con a.; mi ha indignato l’a. delle sue risposte; nel linguaggio giornalistico, a. del potere, il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere.
La sfiducia ci prende quando cozziamo contro un ostacolo tante volte senza riuscire a scavalcarlo.
L’arroganza quando superiamo tutti gli ostacoli al primo colpo.
Nel primo caso, iniziano i dubbi: non abbiamo capito il mercato, non abbiamo un trading system adeguato, non abbiamo il timing corretto, abbiamo sbagliato settore, area, azienda, tempo, trend, onda?
Nel secondo caso ci sentiamo Gordon Gekko e pensiamo di saperne più di qualsiasi W. Buffett presente su questo pianeta.
In entrambi i caso probabilmente sbagliamo.
Non riuscire ad ottenere risultati positivi è chiaramente indice di qualcosa che non va, e il modo di risolvere la questione non è buttarsi giù, ma analizzare le operazioni fatte, annotarsi gli errori e cercare di evitarli nel futuro. Se poi entriamo long in un mercato bear, beh la spiegazione è semplice. Se non ci copriamo dal cambio valuta e una valuta crolla, la spiegazione è altrettando semplice. Spesso più che incapaci, abbiamo un gap di conoscenze e come tutti i gap va colmato. Nel frattempo mettersi in standby qualche giorno per svuotare la mente è probabilmente la cosa migliore. Intelligentemente possiamo anche ripensare a come abbiamo agito e perchè, da che emozioni eravamo mossi e quindi cercare di cogliere i punti deboli che ci hanno portato a una serie di errori.
D’altro canto, centrare numerose operazioni di fila, non ci deve far pensare di aver capito tutto perchè il rischio è di alzare la posta e bruciarsi tutto in poche operazioni. Possiamo essere stati fortunati, anche bravi ma il mercato ama cambiare la sua struttura e quindi i nostri metodi, intuizioni o fortune possono girarsi in men che non si dica. Negli anni 2003-2007 di “arroganti” (ovvero di investitori che centravano tante operazioni) probabilmente c’era pieno il mondo visto che il mondo era toro e quindi chiunque poteva avere un trading system che funzionava. E’ bastato il 2008 a trasformare tanti “arroganti” in sfiduciati e far svanire i loro gain in men che non si dica.
Entrambi i sentimenti analizzati possono farci uscire dagli investimenti in poco: la sfiducia per disperazione e l’arroganza per eccesso di confidenza che può sfociare in disastri epocali e far sfumare anni di duro e disciplinato lavoro. Tra le due considero nettamente più pericolosa l’arroganza, proprio per quanto appena detto. La sfiducia alla peggio può metterci in standby per un po’.
Il giusto quindi sta sempre nel mezzo: non abbattersi per gli errori, ma imparare da essi e godere delle vittorie senza imbrodarsi troppo. Il mercato è sempre pronto a farci una sorpresa sia in positivo che in negativo, spesso in negativo.


Odio e Amore


Cosa possono avere a che fare Odio e Amore con un trader?

Probabilmente arroganza, sfiducia, avarizia sono sentimenti molto più facilmente associabili al mondo degli investimenti , ma Odio e Amore sembrerebbe meno a prima vista.
Per iniziare, pensiamo un’attimo ai concetti di Amore e Odio.
amore
amóre s. m. [lat. amor -ōris, affine ad amare]. – 1. Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia:

amore … non è altro che unimento spirituale de l’anima e de la cosa amata (Dante); a. materno, filiale, fraterno; a. alla famiglia, agli amici; l’a. del padre, che questi ha per i figli o che essi hanno per lui. Può indicare l’affetto reciproco
odio

òdio s. m. [dal lat. odium, der. di odisse «odiare»]. – 1. Sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui; o, più genericam., sentimento di profonda ostilità e antipatia: concepire, nutrire, covare o. contro qualcuno
(In escalation) Mi piace/voglio bene/amo ciò che mi fa stare bene e non mi piace/non voglio bene/odio ciò che mi fa stare male. Guadagnare/vincere (il confine è sottile) mi fa stare bene, perdere/essere sconfitto mi fa stare male.

L’amore e odio sono parte integrante di uno o più rapporti e non sono forse rapporti quelli che si hanno con assett/azioni/bond altro? Probabilmente no, ma l’essere umano tende a percepirli come tali (a meno che investa come lavoro, allora li si apre un capitolo diverso).
Facciamo alcuni esempi.
Ti ricordi la prima azione comprata?
O la prima azione con cui hai avuto un gran loss o un buon gain?
Il primo assett di un settore che consideravi oscuro e in cui ad un certo punto hai deciso di avventurarti?
Ebbene si, la finanza è un po’ come l’Amore: si può amare un’azione (“L’azione X non mi ha mai tradito!”) oppure odiarla (“L’azione X non la trado più anche se i fondamentali sono ok, gli indicatori long, gli oscillatori al rialzo perchè l’ultima volta che l’ho presa mi ha scottato!”)
Questo odio/amore per certi asset (può essere per azioni, bond, categorie) si mischia spesso alla competenza. Amo un settore perchè in quello faccio dei gain (probabilmente perchè ne so di più che di altri settori o l’ho capito meglio o sono più fortunato in quello) mentre odio un bond perchè con quello ho sempre avuto loss.
Ci sono alcune regole da seguire in questo caso:
1. un’azione non è un’amata o un’amante: se il grafico/fondamentali/altro è long è long. Se è short è short.
2. non vale la pena di incapponirsi su un’azione perchè la si ama o la si odia. Nel primo caso tipicamente si va a perdere tutto il gain fatto e l’amore sfuma, nel secondo caso l’odio ci fa perdere possibili occasioni di successo.
Un’ultimo appunto sull’odio: spesso quando si odia un’azione non la si odia perchè ci ha fatto perdere soldi (perlomeno non solo), ma invece perchè abbiamo perso noi e ci ha “fregato”. L’averci “fregato” ci porta a scontrarci contro la nostra fallacità. Quindi alcuni evitano per sempre l’odiato asset, altri insistono all’infinito a tradarlo per dimostrare all’azione (ma in realtà a se stessi) che loro sono più forti e alla fine avevano ragione a insistere.
In finanza insistere può portare a una vittoria come in Amore, ma mentre in Amore la vittoria si spera sia per sempre, in finanza mentre si lotta si perdono altre numerose occasioni e ogni vittoria è per poco. La finanza non è per gli innamorati fedeli: va tradato quello che porta un gain non quello che si Ama o si Odia.


Il Ricordo


Il ricordo è probabilmente una delle funzioni più potenti della mente umana con l’immaginazione. L’immaginazione crea situazioni complete nella nostra mente mai vissute, il ricordo rievoca nella nostra mente situazioni, emozioni, sensazioni tattili, profumi che abbiamo vissuto e di cui abbiamo salvato alcune informazioni che tramite l’immaginazione e la rielaborazione andiamo a ricostruire nel nostro cervello.
Certe volte basta un odore, un sapore, una luce, un’immagine per evocare dalla nostra mente un ricordo che nemmeno sapevamo di avere e che si materializza con una potenza difficile da spiegare con delle parole.
Il ricordo non è solo un’istantanea visiva di un momento della nostra vita ma può essere anche una serie di emozioni, un legame con una persona, un evento. Il ricordo a volte è anche un modo di sfuggire dalla realtà permettendoci di vivere i momenti più felici della nostra vita proprio tramite i ricordi; è anche strumento di apprendimento perché è proprio tramite i ricordi che cerchiamo di non ripetere gli stessi errori. Il ricordo è spesso il modo con cui gli anziani vivono.
La definizione classica  di ricordo è:
L’atto, il fatto del ricordare, di rievocare alla mente immagini, nozioni, persone, avvenimenti: gli tornò vivissimo il r. del figlio lontano; ho, conservo, mi resta di lui un ottimo r.; mi è rimasto un buon r. di quell’incontro; quella giornata è viva nel mio r.; il r. di quel rimprovero lo ossessionava; il r. delle tue premure non si cancellerà mai; aveva solo un pallido, sbiadito r. della sua infanzia; un fatto degno di r., d’essere ricordato; pittura di r. (di un paesaggio, di una persona), eseguita a memoria propria o su descrizioni altrui.
In finanza il ricordo ha tre valenze.
La prima valenza è il ricordo negativo. questo può essere spiegato semplicemente con un esempio: dopo un crollo dei mercati che può avvenire in poche settimane o pochissimi mesi ci vogliono anni prima che gli investitori riprendano fiducia (alcuni addirittura si allontanò dai mercati per sempre). Questo perché è vivo in loro il ricordo della sofferenza derivante dalla perdita economica.
Il ricordo in questo caso porta gli investitori ad allontanarsi da ciò che ha provocato loro dolore e purtroppo in diversi casi a non cogliere le grandi occasioni derivanti da una crisi o successive ad una crisi. Come nella vita,più il ricordo negativo è inciso indelebilmente nel marmo della nostra mente maggiore sarà il tempo utile a fare in modo che il vento e la pioggia possano anche solo scalfire le scritte.

E’ proprio per questo che a volte è necessario l’arrivo di una nuova generazione di investitori per far riprendere i mercati dopo taluni crolli, perché questa nuova generazione non ha memoria dell’accaduto e delle perdite conseguenti. Anche gli istituzionali hanno una forma di ricordi, ma molto diversa da quella dell’investitore singolo. In primis l’istituzionale quando ha una perdita all’interno della struttura finanziaria ha un ricordo negativo associato alla persona che ha portato la perdita. L’eliminazione del ricordo va in certi casi di pari passo con la rimozione della persona del ruolo ricoperto. Inoltre i manager cambiano, gli azionisti anche, e nel cambiare cambia il mindset di ricordi. Inoltre l’istituzionale ha memoria maggiore rispetto all’individuo del passato e della storia, e quindi, supportato dalla matematica e dalle statistiche, è più portato ad essere oggettivo. Concludendo, per l’istituzionale il ricordo è più una funzione scientifica che non emotiva.
Il singolo individuo invece deve lottare con i propri soldi, con le proprie emozioni  e con la propria esperienza che difficilmente può essere paragonabile a quella di un istituzionale e che raramente è il risultato di un network di esperienze. Di conseguenza la parte preponderante la fanno le emozioni.

La seconda valenza del ricordo è associata all’adrenalina. Un trade o investimento che hanno portato un buon gain sono indubbiamente associati ha una forte scarica di adrenalina, sia per gli istituzionali e per gli individui singoli. Anche in questo caso per il singolo l’effetto è molto più forte, sempre per il discorso che le emozioni hanno un peso preponderante nel singolo. Quindi, la scarica di adrenalina che si prova, si incide come ricordo nel marmo e la ricerca di quella scarica può portare a prendere maggiori rischi o a voler essere sempre sul campo in modo da avere una possibilità di riprovarla.
La terza valenza è l’essenza del ricordo: il ricordo sommato al vissuto, se uniti con sapienza, formano le esperienze passate, le quali elaborate con intelligenza e mischiate al buon senso portano alla saggezza. Il ricordo è quindi un elemento fondamentale per raggiungere sia nella vita che nella finanza quella saggezza necessaria a sopravvivere, sia senza vento, che con il vento in poppa, che con il mare in burrasca.
Concludendo, penso il ricordo sia uno degli aspetti più affascinanti della mente umana sebbene da alcuni sia relegato a mero immagazzinamento di dati e non va sottovalutato, nella vita come in finanza, perchè ha un potere molto grande sulle nostre azioni..

venerdì 5 luglio 2019

CAPITOLO VII - FINANZIA COMPORTAMENTALE (PARTE PRIMA)


Fare trading e/o investing non è solo investire soldi. Fare trading è investire i PROPRI soldi e confrontarsi con le PROPRIE emozioni. Sembra banale da dire ma se fossimo macchine, probabilmente sarebbe più facile investire.
Investire infatti è molto complesso, come è complesso avere a che fare con i soldi. Ogni giorno quando compriamo qualcosa, consciamente o inconsciamente giochiamo/lottiamo con le nostre emozioni, con il rapporto che abbiamo con i soldi, con l’essere e l’avere e quindi fondamentalmente con il nostro io. Misurarsi con i soldi è frutto di procedimenti molto complessi e del susseguirsi di una serie di emozioni più o meno forti, sia nella vita reale che sui mercati.
Il processo che ci troviamo ogni giorno ad affrontare investendo sui mercati è’ sicuramente interessante e può accelerare la conoscenza di sè. Nei prossimi paragrafi andremo ad analizzare alcune emozioni tipiche del trading per capire come funziona in media la psicologia degli investitori.
Non riusciremo ad analizzare completamente le emozioni umane presenti nel mondo dell’investimento, del resto cercheremo di cogliere quelle pià significative e più frequenti.
L’obiettivo non è quello di essere esaustivi, ma di capire come ognuno ragiona e imparare ognuno dagli errori o dalle soluzioni che gli altri trovano ai problemi emotivi comuni. Si tratta quindi di una condivisione di esperienze che si ripetono nel mondo del trading.
In fondo la prima regola dell’investire/tradare non è vincere sempre, ma minimizzare gli errori e massimizzare le vittorie, facendo bene quello che si sa fare bene e riducendo al minimo quello che si fa male. Fare bene e fare male negli investimenti dipende molto da come ognuno è, oltre che dalle competenze tecniche e dall’esperienza.



L’avarizia per definizione (Treccani) è:
Chi, per un eccessivo attaccamento al denaro o un esagerato senso del risparmio, è estremamente restio a spendere, non solo per altri ma anche per sé (contrapp. a prodigo, liberale): padre a., negoziante a.; è così a. che non mangerebbe per non spendere; chi è a. del suo, è per lo più prodigo dell’altrui; non sperare nulla da quell’a.; è un sordido a.; l’a. ha venale fin l’anima (Tommaseo). Per estens., di ciò che è fatto con avarizia: un dono a.; vitto a.; ha dovuto consumare tutti i suoi a. risparmi.
Curioso è come Dante nell’inferno dia la stessa punizione ai prodighi e agli avari, sentimenti per l’appunto contrapposti (i primi esagerano, i secondi difettano). Dante gli fa spostare pietre all’infinito, senza scopo, a dimostrazione che il loro essere eccessivi o difettosi (nel senso si mancare di) nella vita era inutile.
In realtà in finanza, almeno per la mia esperienza, l’avarizia è l’incapacità di fermare un gain e quindi mettere tecnicamente parlando uno stop profit.

Solitamente questo è dovuto a:
1. pura avarizia (voglio guadagnare di più) sulla singola operazione
2. paura del mancato guadagno (esco ma se ad esempio l’azione sale ancora perdo del guadagno)
3. voglia di guadagnare sempre di più, in accezione diversa dal punto 1. Ovvero aumento a dismisura il rischio per non perdere i fatidici “ultimi treni” o per eccesso di sicurezza.
Probabilmente il modus operandi sensato in questi casi per prendere una decisione razionale è:
1. se la strategia era uscire quando il valore X è stato raggiunto, allora bisogna uscire. Azzerare un gain è molto peggio e probabilmente genera più sofferenza emotiva che un mancato gain.
2. il mancato guadagno non esiste fino a che non si verifica. Il gain che hai oggi è reale. Meglio stare nella realtà che sperare di “indovinare” il mercato.



La paura per definizione “Treccani” è:
Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso: più o meno intenso secondo le persone e le circostanze, assume il carattere di un turbamento forte e improvviso, che si manifesta anche con reazioni fisiche, quando il pericolo si presenti inaspettato, colga di sorpresa o comunque appaia imminente: quelle ombre che passavano nel buio mi davano un senso di p.; quando mi vidi puntare la pistola al petto ebbi veramente p.; non ti dico la mia p. nel vedere quel precipizio aperto sotto i nostri piedi!
La paura è un sentimento che proviamo fin da piccoli. Chi non ha avuto paura del buio o del lupo o dell’uomo nero. La paura è un sentimento tipico che si prova davanti all’ignoto o per istinto davanti a qualcosa che consciamente o inconsciamente possa nuocerci. La paura ce la insegnano anche i genitori, in modo da evitarci certi errori o situazioni nocive per noi e per la nostra vita.
Ma cosa può nuocerci in finanza? La cosa più semplice e che hanno provato tutti: perdere soldi. Perdere soldi sbagliando un’operazione, uno stop, una entrata, una uscita, il timing o altro ci fa soffrire.
E ciò che ci fa soffrire istintivamente tentiamo di evitarlo e a volte può generare paura.
La paura di perdere soldi quindi ci porta a:
1. non entrare quando si dovrebbe entrare su un’azione perchè si teme di sbagliare
2. non uscire accettando la perdita e quindi causando una perdita peggiore (infatti finchè la perdita è virtuale è molto più semplice da accettare)
3. uscire davanti a ritracciamenti e quindi ad allontanarci troppo presto da una posizione
Quindi la paura, che con l’avarizia è uno dei sentimenti più forti negli investitori, ci può portare in buona parte dei casi all’inazione ed in alcuni all’azione troppo repentina. E’ quindi un sentimento più difficile da capire e individuare dell’avarizia, perchè può portarci a fare cose profondamente irrazionali e talvolta ad agire in maniere completamente opposte (un esempio classico, a meno che abbia dietro una strategia pensata razionalmente e prima di prendere posizione, è il mediare al ribasso “alla morte” in un trend chiaramente negativo pur di evitare di accettare una perdita).
Come per l’avarizia, ognuno vive a modo suo la paura, e come tutti i sentimenti, si tratta di conoscerla e capirla in relazione a se stessi per evitare di ripetere gli stessi errori, nella vita come in finanza.

lunedì 21 gennaio 2019

CAPITOLO VI (Parte seconda) - Gli indicatori


INDICATORI DI TENDENZA

MEDIE MOBILI : una media mobile non è altro che una media di un numero N di valori. Possiamo ad esempio prendere in esame gli ultimi 200 gg di un titolo e ricavarne la media. Il valore espresso pertanto ci dirà quale sia un livello importante, che se violato nella direzione opposta a quella attuale, determinerà un cambiamento di direzione del mercato in ottica di lungo periodo. Oltre a fornire dei segnali operativi rilevanti, le medie mobili servono soprattutto ad inquadrare meglio la tendenza in essere. Come possiamo osservare dal grafico la media mobile è un rafforzativo della trendline discendente. Pertanto una sua violazione rivestirà maggiore significato, rispetto ad una rottura sporadica. Generalmente ci si avvale almeno di 3 medie mobili, per individuare le tendenze primarie, secondarie e di breve periodo. A dire il vero quest’ultima viene presa poco in considerazione, al fine di seguire strategie mirate ad un investimento più statico.


Le medie che hanno un’osservazione temporale più breve, oltre che ad individuare le tendenze secondarie, possono rappresentare un rafforzativo anche sul lungo periodo. La rottura dei prezzi di un titolo, della rispettiva media a 200 ad esempio, non rappresenta necessariamente un’inversione di tendenza. Un cambiamento strutturale del movimento di lungo, infatti, si avrà solo nel momento in cui le medie di breve e medio periodo avranno violato nella direzione opposta la media primaria. In questo caso ci troviamo difronte al famoso incrocio di medie mobili.
Personalmente utilizzo tre medie, al fine di individuare la tendenza primaria e secondaria. Quest’ultime, vorrei ricordare, possono durare anche qualche mese, ragione per la quale non è consigliabile trascurarle. Le medie mobili possono essere anche ponderate/esponenziali. In questo caso i valori più recenti avranno un peso maggiore rispetto a quelli più remoti. Tali medie possono servire al fine di identificare più tempestivamente il cambiamento di tendenza. Personalmente le ritengo poco utili.

ADX:  Questo indicatore ( Average Directional Index) è stato inventato da J. Welles Wilder, con lo scopo di valutare la definizione del trend, sia al rialzo o al ribasso. L’ADX è un oscillatore che varia da 0 a 100, ma valori sopra 60 sono rari, un valore sotto 20 indica un trend debole, invece valori sopra 40 indicano un trend forte. Questo indicatore, non viene utilizzato per indicare se il trend è al ribasso o al rialzo, ma semplicemente per misurare la sua entità dinamica. Un uso molto importante di questo indicatore consiste nell’identificare il mercato in trading range o in trend, un Adx inferiore a 20 indica un mercato in trading range, invece un ADX che passa da un valore inferiore a 20 ad uno superiore indica che si sta sviluppando un movimento definito in quel determinato mercato, che sia un indice, o una azione o un cross di valute.
Generalmente si fanno queste distinzioni, anche se sono da valutare da mercato a mercato, e anche da adattare con piccole modifiche, precisamente: un ADX compreso tra 10 e 15 si può definire il mercato come flat, con valori tra 16 e 25 lo si può definire come in trading range, mentre con valori tra 26 e 40 si può definire il mercato come in trend. Infine, valori maggiori di 41 identificano una situazione di ipertrend.



DIRECTIONAL MOVEMENT INDEX (DMI): L’adx è derivato da due indicatori: Positive Directional Indicator (+DI) e Negative Directional Indicator (-DI). +DI misura la forza del movimento al rialzo, invece -DI misura la forza del movimento al ribasso su un dato periodo, generalmente viene utilizzato un periodo di 14 barre, ma può essere modificato e adattato secondo le esigenze del mercato. I segnali di vendita o acquisto sono generati dagli incroci degli indicatori +DI e -DI, precisamente quando +DI si porta sopra –DI, e viceversa quando -DI si porta sotto +DI. C’è da dire che questo sistema quando il mercato è in trading range può produrre molti falsi segnali. Generalmente i segnali più attendibili avvengono quando l’Adx ha un valore superiore a 16, mentre in caso contrario sarà meglio tralasciare evitando un’alta probabilità di delusione.


PARABOLIC SAR: questo indicatore è simile ad una media mobile, ma è calcolato diversamente. Esso tiene conto della tendenza definendo i punti dinamici di un supporto, in base alla velocità del movimento. Nel momento in cui i prezzi violeranno la linea parabolica, tale indicatore smetterà di segnalare il supporto, indicando la resistenza. Spesso questo indicatore viene utilizzato in caso di strategia stop and reverse. La validità di questo indicatore è discutibile, in quanto se da un lato può servire per cavalcare tendenze ben definite e prive di movimenti contrari significativi, è poco utile nel riconoscere fasi di consolidamento nelle quali una strategia stop and reverse può essere deleteria. Come possiamo vedere dal grafico successivo sono innumerevoli i segnali provocati da tale indicatore. Molto spesso una tendenza di stop and reverse, rischia di avere poco successo anche in situazioni di trend ben definito. Personalmente questo indicatore lo ritengo poco utile, in quanto può essere semplicemente sostituito da una media mobile ben ottimizzata.